Giupipita’s Weblog

Fotografia e giornalismo

Una valle condannata a morte

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CRUCOLI - La valle è brulla, argillosa, circondata da colline erbose che la nascondono alla vista. Si sentono le rane gracidare, segno che da qualche parte c’è anche un corso d’acqua. Sugli alberi tutto intorno volano e cantano gli uccelli. La natura è intatta, immacolata. Perfetta per ospitare…. una discarica.

Località Pieditorto, Comune di Scala Coeli (Cs), ai confini con quello di Crucoli (Kr).  Da lla frazione Torretta ci vogliono quindici minuti di auto per raggiungere questa zona solo perché la strada provinciale 6 è davvero messa male. Per arrivarci si attraversa un’area, quella che costeggia il fiume Nicà, dalle potenzialità agricole immense. Potenzialità delle quali si è cominciato a prendere coscienza visto che, solo da quello che si vede dalla strada, si notano splendidi campi coltivati. Ci sono lussureggianti vigneti della zona doc del Cirò, imponenti uliveti della Dop Bruzio, profumati frutteti. Che la gente di Crucoli, Terravecchia, Umbriatico e Scala Coeli abbia deciso di investire nell’agricoltura in questa zona è evidente dai tanti campi in fase di preparazione, dai frutteti appena impiantati, dalle vigne giovani.

È davvero un peccato che lungo questa strada qualcun abbia deciso che debbano passare i camion con i rifiuti della provincia di Cosenza. Rifiuti che dovranno essere abbancati in una discarica da 70 ettari che il Commissario delegato per l’emergenza rifiuti della Calabria ha deciso di ubicare in questa valle.

A Crucoli, le cui colline si stagliano proprio sulla discarica, su questa vicenda c’è preoccupazione: “Io continuo a non vederci chiaro, il sindaco di Scala Coeli ed il Commissario per l’emergenza devono dirci cosa c’è sotto” dice il primo cittadino di Crucoli, Antonio Sicilia mentre osserva la vallata condannata ad diventare una discarica.

“La gente di Crucoli e di Torretta – continua Sicilia – è davvero preoccupata. Come i cittadini di Umbriatico, Cariati, Terravecchia. Ci siamo ritrovati una discarica così grande ai nostri confini, soprattutto in una zona ad alta vocazione agricola con le zone doc del Cirò e dop dell’olio. Che ne sarà di questi terreni dove, come si può vedere, la gente ha iniziato, forse per la prima volta, a fare degli investimenti seri in agricoltura? E poi come si può scegliere un posto così, vicino al fiume che arriva al mare sulla costa di comuni premiati con la bandiera blu? Fare una discarica qui mi sembra una pazzia”.

Ma c’è di più. La preoccupazione a Crucoli è ben altra di quella della “semplice” discarica per rifiuti solidi urbani. La preoccupazione ha il simbolo del nucleare. Appena venuta fuori la notizia che la località Pieditorto era stata scelta come sito per la realizzazione di una discarica, è venuto in mente che la stessa località era stata individuata dal governo per lo smaltimento delle scorie nucleari: la mappa di questi siti è liberamente consultabile sul sito internet di Greenpeace (www.greenpeace.org/italy/) . In effetti, la zona si presta bene per “conservare” i rifiuti nucleari: tanta argilla, rischio idrogeologico pari a zero, zona interna e poco visibile. Perfetta insomma per celare le schifezze atomiche.

C’è ancora un’altra terribile probabilità, però. Poco distante, in questa zona, il Consorzio di bonifica ha ottenuto un primo finanziamento di 500 mila euro per il progetto definitivo per la realizzazione di un invaso da 70 milioni metri cubi di acqua sul torrente Patia. Un progetto che, se realizzato, porterebbe acqua potabile alle città della costa. Ma che potrebbe anche servire per raffreddare i reattori nucleari di una delle nuove centrali atomiche che saranno realizzate in Italia grazie alla legge approvata proprio lunedì scorso in Senato dopo dieci mesi di dibattito e infischiandosene di un referendum e delle nuove tecnologie più ecologiche, meno costose e più redditizie. Entro sei mesi, comunque, dovranno essere scelti i siti: quello di Scala Coeli sembra essere in pole-position. Anche in questo caso le mappe pubblicate dal sito di Greenpeace mostrano che la zona del fiume Nicà è indicata come probabile scelta.

Tra la gente di Crucoli e Torretta la paura del nucleare è davvero alta. Anche perché la vicenda che ruota intorno ala scelta del Commissario Sottile di ubicare una discarica a Scala Coeli non è del tutto adamantina. Per una serie di coincidenze quantomeno curiose. Già di un “fantomatico” potenziamento delle discariche di Scala Coeli abbiamo trovato traccia in un verbale della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (presidente Massimo Scalia) datato 19 gennaio 2000. Tornando ai giorni nostri, è bene precisare che la scelta di fare una discarica a Pieditorto, almeno in prima battuta, è avvenuta anche con l’avallo del sindaco di Scala Coeli, Mario Salvato, e di qualche suo assessore che poi, messi con la spalle al muro dai loro cittadini hanno fatto una perentoria marcia indietro schierandosi contro e dicendo di non sapere nulla. Non era così. Lo testimoniano i documenti (pubblicati sul sito internet www.ilponte-online.it) : il 26 maggio 2009 il sindaco di Scala Coeli sottoscrive un verbale nel quale il commissario Sottile ed il sindaco Salvato convengono, “attesa la disponibilità del comune di Scala Coeli” di identificare il sito di Pieditorto quale “sito potenziale per una discarica di supporto al sistema dei rifiuti regionale”.

Inoltre, le parti convengono che al comune di Scala Coeli (che permetterà l’avvio delle indagini geognostiche ed i rilievi) spetteranno le royalties come per legge e la post-gestione trentennale della discarica. Più che un verbale sembra già un  protocollo d’intesa. Ma non è finita qui: altri documenti testimoniano che il 15 giugno il Commissario delegato chiede alla Regione un contributo di 6,2 milioni di euro per il primo lotto di 400 mila metri cubi di discarica considerato che “con il comune di Scala Coeli si è convenuto che sia questo ufficio ad assumersi l’onere per la progettazione e realizzazione dei lavori” della discarica. Le sorprese non finiscono qui: il 4 giugno l’assessore comunale di Scala Coeli Domenico Fazio firma un certificato di destinazione urbanistica per la zona interessata alla creazione della discarica adempiendo ad una richiesta del commissario del 22 maggio 2009 antecendente alla riunione fatta col sindaco Salvato il che significa che quantomeno il primo cittadino un suo assessore e l’ufficio tecnico del Comune di Scala Coeli qualcosa sapevano e chissà perché hanno taciuto con i loro cittadini e i colleghi del comuni vicini. Cose da dare le dimissioni.

Qualcosa doveva saperlo anche la Provincia di Cosenza che per fronteggiare la sua terribile emergenza rifiuti continua a dislocare discariche ai confini con quella Crotone. Mario Oliverio (del Pd come il sindaco Salvato) dopo aver sistemato la pratica nella sua San Giovanni collocando una discarica a pochi metri da Caccuri, adesso prova a farne un’altra ai confini con Crucoli ed Umbriatico. Insomma, i danni della monnezza del cosentino li facciamo ricadere sui crotonesi. Il consigliere Leonardo Trento, fedelissimo di Oliverio, però dice di cadere dalle nuvole. Eppure, la convocazione per il 4 giugno, da parte del commissario Sottile della Provincia di Cosenza per siglare l’intesa sulla discarica avrebbe dovuto averla vista, quantomeno perché rappresenta il collegio.

Tutte queste stranezze non convincono il sindaco di Crucoli né Mario Zampino che sta organizzando il comitato territoriale contro la discarica che poi andrà a far parte di un’associazione intercomunale con rappresentanti di Cariati, Umbriatico, Terravecchia, Campana. “Contro la discarica, che sia di semplici, si fa per dire, rifiuti urbani o nucleari, noi siamo disposti a qualsiasi cosa – ribadisce il sindaco –. Giocheremo la partita fino in fondo appigliandoci ad ogni possibilità che ci darà la legge. Adesso stiamo attuando la parte istituzionale: aspettiamo fino a mercoledì per avere risposte dal Commissario Sottile. Se non ci saranno novità vedremo di organizzare la mobilitazione anche con i comuni vicini: la gente è unita contro la discarica ed è disposta a scendere in strada”. “Questo modo di fare – aggiunge Zampino che ha anche scritto a Beppe Grillo – ci fa sentire sempre meno italiani: c’è stata una serie di scorrettezze nei confronti dei cittadini che dovevano essere avvisati per poter dare un loro parere. Ci batteremo finché la decisione di fare qui la discarica non sarà ritirata”

Dalla collina che domina l’area di Pieditorto il paesaggio è splendido: si vedono le mandrie pascolare, il fiume Nicà che passa poco lontano, c’è una pozza d’acqua dove gongolano le raganelle. Si sente l’aria pulita della natura. Per favore, non sporcatela.

Giuseppe Pipita

Martedì 14 Luglio, 2009 Pubblicato da Giuseppe Pipita | Notizie | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Commento

Parco della matematica: abbandonato e violentato

Abbandonato e violentato. Due parole che spiegano bene quanto è accaduto e continua ad accadere al polmone verde di Crotone: Parco Pignera. L’area, recuperata dall’assessore dal “pollice verde” Marcello Praticò (tra il 1997 ed il 1999) che ne fece un posto per far giocare i bambini, è stata poi chiusa al pubblico in attesa di trasformarla in Parco della matematica con tanto di museo: costo complessivo 4,5 milioni di euro. Ma da allora è vittima dell’incuria pubblica e dell’inciviltà privata.

L’entrata. La zona, a causa dei lavori di realizzazione del Parco, è chiusa al pubblico. Tuttavia non è difficile entrarvi. Il lucchetto che ‘chiude’ il cancello del parcheggio dal lato di viale Falcone e Borsellino, è virtuale: basta spostare la catena dal gancio. Poi, tirando un po’ in dentro la pancia, ci si infila nello spazio… et voilà si è dentro.
Il degrado. La prima impressione è quella di trovarsi in una savana: erba alta, insetti, caldo. Si battono i piedi a terra nel caso ci sia qualche serpente nei paraggi. Il Parco della Matematica è stato pensato con diversi allestimenti che rimandano al mondo pitagorico. La prima installazione che si incontra è la “fontana del teorema” realizzata, naturalmente, con quadrati e triangoli. Un bel biglietto da visita all’ingresso del parco… completamente nascosto dalle erbacce. Si prosegue sul viale tra due alte schiere di cardi e rovi. Si capisce subito come il mix di disinteresse pubblico e vandalismo privato riesca a fare davvero male. Ogni tanto, tra i fiori di campo e le spine si intravede qualche installazione; più frequentemente, invece, c’è qualche lampione divelto di quella che doveva essere un’elegante illuminazione (alla fine se ne sono contati circa 15 tra completamente abbattuti e danneggiati). Le lucertole scorrazzano, mentre libellule e altri insetti godono di quel paradiso dell’incuria. Fazzoletti di carta, segno di qualche amore consumato alla svelta, costellano il tragitto. Alla piscina si arriva saltando tra le “aiuole” di erbacce: l’acqua è putrida e maleodorante, vi sguazzano la rane, mentre l’albero che era stato posto al centro è accasciato ed ormai privo di vita. L’imponente “Spirale logaritmica” è preda della ruggine e della natura, la “Pentapiazza” invece è abbruttita da orrendi graffiti per dichiarare amore eterno a qualche ragazza. Non si riesce ad andare oltre.

Il museo violato. Tornando indietro si prende la strada per andare alla moderna struttura che dovrebbe ospitare il Museo Pitagora. Un progetto all’avanguardia, pluripremiato del quale, appena due anni fa, il Comune di Crotone ha fatto vanto alla “Urban Promo’ di Venezia. Solo che dopo lo ha dimenticato lasciandolo in preda alle incursioni vandaliche di giovani imbecilli.

Questa volta non è come l’anno scorso quando furono danneggiate alcune vetrate della struttura. È peggio. Considerato che nessuno controlla più questo luogo (anche l’installazione della videosorveglianza non è completa) è diventato un posto di divertimento degli incivili. Adesso non è una vetrata ad essere stata rotta, ora sono intere facciate di vetro spesso parecchi millimetri ad essere state tirate giù. Il resto è stato preso a pistolettate. Le armi usate sono a metà tra i giocattoli e quelle vere: pistole e piccoli mitragliatori ad aria compressa (le scatole e le pistole rotte sono ancora lì). Anche i pallini usati sono dappertutto. Come ovunque ci sono i pezzi delle vetrate fatte cadere dalla terrazza. Sul piazzale sono finiti anche i seggiolini di qualche sala del museo.

Sul banco di quello che sarebbe dovuto essere l’ingresso troviamo anche gli strumenti per “farsi”: bottiglie d’acqua bucate per il fumo, cucchiai e bicarbonato per sciogliere e tagliare gli stupefacenti. Altro che matematica.

L’interno. La sala d’ingresso del museo, la stessa nella quale non ci fecero entrare mentre erano in corso i lavori, adesso è il tempio del vandalismo: graffiti e scritte sulle eleganti pareti nere, cavi di corrente tranciati, cartoni bruciati, pistole giocattolo rotte, bombolette di vernice abbandonate. E chissà cos’altro non si vede. I bagni sono stati divelti e sporcati. Il puzzo è forte. Che peccato. Si va via, tra l’erba alta, senza più battere i piedi per paura delle vipere. I veri animali sono gli uomini…

Giuseppe Pipita

Sabato 23 Maggio, 2009 Pubblicato da Giuseppe Pipita | Notizie | , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Un rompighiaccio bloccato… nei tagli alla ricerca

 

Italica

Italica

Quella scritta “Italiantardide” che appare sullo scafo non lascia dubbi. Nel porto di Crotone c’è un rompighiaccio, una di quelle navi che solitamente solcano i freddi mari dei circoli polari. Di più. L’imbarcazione lunga 120 metri ormeggiata non è un rompighiaccio qualsiasi: è l’Italica, la nave oceanografica che da 20 anni porta in Antartide il vessillo italiano per conto del Consorzio Programma nazionale ricerche antartiche (Pnra) costituito da Enea, Cnr, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale. Insomma, dallo Stato Italiano. Nonostante il freddo “polare” di questi giorni in tutta Italia, la domanda sorge ugualmente spontanea: che ci fa una nave del genere a Crotone? Risposta semplice: tecnicamente è in sosta inoperosa, praticamente l’Italica, per la prima volta in 20 anni, non è partita verso il Polo Sud per mancanza di fondi a causa dei tagli imposti da Governo (sarebbe meglio dire da tutti i governi) alla ricerca. La conferma ci arriva da Maurizio D’Argenio, titolare della Diamar la società armatrice dell’Italica: “La nostra nave – spiega D’Argenio – è andata per 20 anni in Antardite a supporto delle spedizioni e della base italiana ‘Mario Zucchelli’ al Polo Sud. Da alcuni anni sono stati drasticamente ridotti i fondi del Consorzio Pnra e per la prima volta in questa campagna la nave è rimasta ferma. Il problema è che l’Italica portava al Polo Sud tutto il necessario per far funzionare la base oltre a permettere lo svolgimento di particolari ricerche considerato che è anche una nave oceanografica. Per questo è a rischio la stessa esistenza della base italiana al Polo sud: quest’anno è stata fatta  solo una semplice manutenzione ed attualmente la base è disabitata. Non è una bella situazione per l’Italia anche a livello geopolitico in quanto si perdono posizioni nei confronti di altre nazioni che invece stanno investendo nella ricerca in Antartide”.

L’Italica, lunga 121,19 metri per una stazza di 5.825 tonnellate con un pescaggio di 6,93 metri, è una nave della classe ghaccio costruita nei cantieri russi di Viborg nel 1981 ed entrata in servizio nel 1983. Il rompighiaccio, che è mosso da motori di 6.100 HP ed ha un’autonomia di 15 mila miglia nautiche, è stato acquistato dall’armatore italiano. L’imbarcazione ha un’equipaggio di 14 persone (attualmente a bord ce ne sono la metà) ed è dotata di laboratori (per 240 metri quadrati) nei quali poter svolgere attività di ricerca oceanografica chimica e fisica, di geologia e biologia marina. Può ospitare fino a 120 ricercatori. L’ultimo viaggio al Polo Sud dell’Italica (XXIII campagna antartica) è stato effettuato lo scorso anno con partenza avvenuta da Ravenna l’11 dicembre 2007 e ritorno dal mare di Ross (dove si trova la stazione ‘Mario Zucchelli’) nel febbraio 2008. Ora, l’enorme imbarcazione dallo scafo rosso dal 30 dicembre 2008 si trova ormeggiata nel porto di Crotone e vi resterà per almeno tre mesi: “Abbiamo scelto Crotone – spiega l’armatore – perché l’Autorità portuale ci ha dato la disponibilità a tenere la nave in banchina a costi accettabili e poi Crotone è vicino alla nostra sede”. Insomma, in un’Italia nella quale i ministri di tutti i governi passati, presenti e futuri, parlano di investimenti sulla ricerca, alla fine si scopre che mancano i soldi per una delle spedizioni ritenute tra le più importanti a livello internazionale con il rischio di vanificare anni di lavoro. Certo la somma che servirebbe per far ripartire la spedizione, nave Italica compresa, è importante soprattutto di questi tempi (tra i 15 ed i 20 milioni di euro). D’Argenio comunque è fiducioso: “Servirebbe lo stanziamento entro maggio prossimo per programmare la campagna con la nave. Il sottosegretario Pizza ci è sembrato disponibile. Vedremo. Non escludo che nel caso la campagna in Antartide venga ripresa si possano fare anche i lavori di preparazione proprio a Crotone e la nave possa salpare da lì verso il Polo Sud”.

Martedì 20 Gennaio, 2009 Pubblicato da Giuseppe Pipita | Notizie | , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.