Muoiono le api, muore il mondo

api

Se l’ape scomparisse dalla terra all’umanità resterebbero quattro anni di vita; niente più api, niente più impollinazione, niente piante, niente alberi, niente esseri umani”.

Questa frase di pronunciata da Albert Einstein rischia di diventare una tragica profezia. Perché il problema della morìa delle api non è una cazzata. Del resto se ne sta interessando anche l’Unione Europea che il 20 novembre scorso ha invocato aiuti economici alle aziende apistiche, ma soprattutto chiesto di avviare una ricerca sul nesso tra la moria delle api e l’uso di pesticidi in agricoltura nella consapevolezza, è scritto nella risoluzione, che “il 76% della produzione alimentare destinata al consumo umano dipende dal settore dell’apicoltura; che l’84% delle specie vegetali coltivate in Europa dipende dall’impollinazione”. Quando ho letto questo dato mi è venuto in mente il film ‘Bee movie’ che, la faccio semplice, racconta proprio di alcune api che, stufe dell’arroganza degli umani, decidono di ammutinarsi e non vanno più ad impollinare i fiori. Risultato il mondo piano piano muore. Il film ha, naturalmente un lieto fine, ma la realtà è ben diversa se si preoccupano istituzioni internazionali.

In Italia gli apicoltori hanno vinto una grande battaglia contro le multinaizonali del settore farmaceutico e chimico. Gli apicoltori, che da qualche anno sono alle prese con una morìa delle api che ha portato perdite negli alveari intorno al 50-70 per cento di insetti, hanno scoperto, attraverso la ricerca, che questa vera e propria strage era dovuta all’utilizzo di prodotti fitosanitari in agricoltura tra cui alcune sostanze attive come i neonicotinoidi. Dopo varie pressioni sul Ministero dell’agricoltura, finalmente gli apicoltori hanno ottenuto nel settembre 2008 dal ministro Zaia la sospensione cautelativa dell’autorizzazione di impiegare di prodotti sanitari contenenti sostanze nocive alle api. Sostanze, si badi bene, prodotte da multinazionali come la Bayer. E proprio la Bayer, insieme con altre grandi aziende chimico-farmaceutiche, ha presentato ricorso al Tar Lazio contro la decisione del ministro. Il Tar, con grande soddisfazione degli apicoltori, ha però rigettato il ricorso. Insomma, le piccole api hanno battuto le multinazionali.

Se a livello internazionale (abbiamo detto della preoccupazione dell’Europa) e nazionale ci si interessa al problema, ci sono purtoppo sacche di indifferenza. Nel crotonese, dove è concentrata la maggior parte delle aziende apistiche della Calabria, secondo il presidente del Consorzio regionale apicoltori, Luigi Albo, c’è chi non vuole sentire: “Sono due anni – dice – che combatto con l’azienda sanitaria provinciale per fare capire che il metodo utilizzato per la disinfestazione contro le zanzare è inutile, dannoso per la natura e comporta solo uno spreco di soldi. E uccide le api”.

L’elicottero del veleno

L’Asp di Crotone – da marzo a settembre – provvede ad irrorare con un principio attivo biologico antilarvale, il ‘bacillus thuringiensis var. israelensis’, i corsi d’acqua attraverso l’utilizzo di un mezzo aereo. Il batterio usato, come evidenzia in una lettera anche il responsabile del dipartimento prevenzione dell’Asp 5 Crotone, è innocuo per l’uomo e non dovrebbe causare problemi alle api, ma colpire solo alle zanzare ed in particolare la zanzara tigre verso le quali la disinfestazione è principalmente rivolta. Appunto, non dovrebbe. Perché in effetti, da come lo stesso Albo ha denunciato per iscritto alla Asp, “è in atto una grave mortalità di api e spopolamento degli alveari in concomitanza di trattamenti sanitari effettuati dall’Asp”.

Il presidente del Consorzio apicoltori della Calabria sospetta che venga usato un altro principio attivo: “È capitato che l’elicottero irrorasse anche alcuni apicoltori che stavano operando nella zona di Cerenzia: il disinfettante puzzava, mentre il ‘bacillus thuringiensis’ che dovrebbe essere utilizzato è inodore. Inoltre – aggiunge Albo – se vien usato il ‘bacillus thuringiensis’ non ha senso irrorare i corsi d’acqua, perchè questo principio funziona solo sui ristagni; quindi si deduce che se quello buttato nelle correnti dei fiumi, che peraltro sono zone a protezione speciale, e sugli argini è il ‘bacillus thuringiensis’ la cosa risulta inutile e costituisce uno spreco di denaro pubblico. Oppure è altra cosa…”.

La zanzara tigre

L’irrrazione con il ‘bacillus thuringiensis’, nelle intenzioni dell’Asp (sempre secondo quanto scrive il dirigente di cui sopra) serve a combattere la zanzara tigre portatrice di gravi malattie. Peccato che questo insetto demonizzato dai mass media, in effetti, in Italia non porta alcuna malattia. Basta fare una ricerca via internet e sul sito dell’Istituto superiore di Sanità (clicca qui) si legge questa affermazione: “Aedes albopictus (il nome scientifico della zanzara tigre, nda) è vettore di diverse malattie virali, in particolare quelle causate da arbovirus, tra cui la Chikungunya, la dengue, la febbre gialla e alcune encefaliti nelle zone tropicali e in numerose zone dell’Asia. Nelle nostre zone questi agenti patogeni sono assenti e quindi questo rischio è solo teorico”.Inoltre, l’Istituto superiore di sanità aggiunge: “La diffusione della zanzara tigre è tipicamente urbana, e non si ritrova nelle aree rurali, proprio per la sua propensione a deporre le uova in piccole raccolta d’acqua”.

Se questo è quanto pubblica il sito internet dell’Istituto superiore di Sanità, qual è allora il senso di attuare una disinfestazione così aggressiva contro la zanzara tigre anche in zone di campagna, colpendo indiscriminatamente anche le laboriose e preziose api? “È la stessa domanda che ho posto all’Asp da due anni a questa parte – sbotta Luigi Albo – senza mai ricevere alcuna risposta. Non mi hanno mai detto che tipo di prodotto viene utilizzato per la disinfestazione. E questo dubbio mi è sorto vedendo su alcuni mezzi dell’Asp di bidoni di un disinfettante ad ampio spettro. Se, come mi dicono all’Asp, non c’è alcunché da nascondere perché non vengono date risposte. Solo il direttore generale Guerzoni mi ha ricevuto ma ha dovuto constatare che nei suoi uffici non erano mai state fatte arrivare le mie lettere”.

Contro gli insetti molesti, soprattutto in campagna, ci sono metodi naturali: dal ripolamento di pipistrelli, che mangiano fino a 9000 insetti a notte, alle rondini , all’immissione nei laghi e nei corsi d’acqua di pesci come la gambusia e la tinca che mangiano le larve di zanzare. Sono metodi naturali e… incompresi. Forse perché costano poco.

“Abbiamo vinto il ricorso con la Bayer – aggiunge Albo – ma non riusciamo ad impedire all’Asp di Crotone di attentare alla biodiversità. Di recente hanno anche piazzato le esche per la derattizzazione in campagna. Cose assurde. In campagna, ci pensi bene, di topi non se ne vedono mai perché la natura, come si dice, fa il suo corso. Sa il risultato della derattizzazione: sono morti cani e gatti domestici, ma anche le faine che sono i nemici naturali dei topi. Bel risultato”.

La morte delle api

Sapete come muoino le api? Soffocano. Una morte orribile lontano dall’alveare dalle quali partono in volo la mattina per andare a raccogliere il nettare e, contemporaneamente, svolgere l’indispensabile operazione di impollinazione. L’irrorazione di disinfettante sui corsi d’acqua con elicotteri e quella effettuata con gli automezzi lungo i bordi delle strade conduce le api a questa  morte atroce. “La sostanza irrorata dagli elicotteri – spiega Albo – è oleosa. Viene sparsa sugli sciami, sugli alveari anche nel periodo di fioritura (una cosa vietata per legge) . Questa sostanza ostruisce i pori che le api hanno sul corpo e l’insetto muore soffocato. Invece, il disinfettante spruzzato dagli automezzilungo i bordi delle strade nella notte viene scambiato dalla api per rugiada. Gli insetti la raccolgono per portarla alla covata, ma purtroppo muoiono per strada e se arrivano alla covata uccidono tutte le larve”.

La morte delle api è un grave danno ambientale per il ruolo che questo insetto svolge nell’ecosistema. Ma per un apicoltore signifca anche un danno economico. ll crotonese ha il più alto numero di aziende che producono miele della regione Calabria: sono 56. Il fatturato del settore, che impiega circa 150 persone, tocca circa i 2 milioni di euro. O meglio, toccava. Perché da quando è iniziata la strage delle api la produzione è calata in modo netto. Albo porta ad esempio la sua situazione: “Fino a quattro, cinque anni fa la mia azienda, che è una delle più grosse con 700 arnie circa, produceva fino a 300 quintali di miele di eucalipto. Quest’anno ne ho raccolto appena 7 quintali”.

Attenzione, questo è bene precisarlo: nel miele prodotto dalle aziende apistiche non c’è alcun contaminante. Per un motivo, purtroppo, semplice: le api, le cosiddette bottinatrici, che vanno a raccogliere il nettare muoiono prima di rientrare nell’alveare e quindi non portano nel miele alcuna sostanza.

Profezia e proposta

Quali le soluzioni? “Innanzitutto – dice Albo – chiediamo ai sindaci, che sono i responsabili della salute nelle città, di intervenire per salvaguardare l’ambiente attraverso la tutela delle api: vogliamo conoscere i prodotti utilizzati dall’Asp e sapere in anticipo, attraverso internet o in altri modi, le zone di disinfestazione in modo da spostare per tempo le arnie. Poi bisogna fermare la lotta alla zanzara tigre con l’elicottero in campagna e concentrarla nei centri cittadini. Se continua così, se a marzo riprende la disinfestazione con l’elicottero io, e tanti altri, chiudo battenti. E ricordate che finché ci saranno gli apicoltori le api sopravvivono altrimenti….”.

Serve fare un passo indietro per salvare le api ed il mondo. A cominciare dalla piccola Asp di Crotone a finire alle grandi multinaizonali chimiche. Per evitare che quella di Einstein diventi davvero un’apocalittica profezia.

Giuseppe Pipita

Annunci

Un pensiero su “Muoiono le api, muore il mondo

  1. Ciao Giuseppe,
    complimenti anche a te per il tuo articolo sulle api. E’ vero, è proprio drammatica la situazione, poi tu che hai intervistato i diretti interessati lo hai potuto percepire ancora più da vicino. In ogni caso, sono contenta che almeno il Ministero abbia concesso la sospensione dell’utilizzo dei neonicotinoidi! Come dire, è stato fatto un piccolo passo in avanti.
    Nello studio che ho fatto sulle api ho scoperto che non si hanno tutte queste certezze sulla veridicità della frase detta da Einstein… Purtroppo non ho più il riferimento della fonte, ma se indaghi un pò sul web scopri che mettere in bocca ad Einstein una frase è un pò come garantire che essa sia vera. In ogni modo, che lo abbia detto oppure no, l’estrema gravità della situazione persiste…
    Inoltre, dal tuo post ho imparato anche cose che non conoscevo, come il fatto che le api scambiano il disinfettante per le strade come rigiada, e così finiscono per intossicarsi! Davvero gliene stiamo facendo di tutti i colori a questi straordinari insetti!
    Ancora complimenti e speriamo presto in notizie migliori.
    Saluti,
    Angela

I commenti sono chiusi.